Il Lambrusco: Tradizione Emilia alla conquista del Mondo!

Probabilmente, l’insieme delle sue peculiarità è il risultato dello straordinario compendio delle terre, del clima e del carattere delle genti emiliane: uno strano impasto di cordialità, generosità, ma anche di schiettezza e di franchezza. Lambrusco è il nome di un gruppo di vitigni di matrice comune, tra loro simili, ma non identici, con un carattere allegro e gioviale, gradevole, versatile e sempre all’altezza di ogni situazione.
Il Lambrusco, grazie alle sue caratteristiche, è riuscito ad affermarsi con successo anche al di fuori della terra che lo ha visto nascere e non a caso è divenuto in breve – a partire dagli anni ‘70 – uno dei vini italiani più conosciuti e bevuti nel mondo. Di antiche e nobili origini ha subìto, nel corso degli anni, una lenta evoluzione che non ha prodotto modifiche sostanziali alle sue particolari caratteristiche, limitandosi invece ad affinarle ed esaltarle progressivamente.

Le origini ed il ruolo della Contessa Matilde di Canossa

Il Lambrusco è associato ad un gruppo di omonimi vitigni che si pensa abbiano origini antichissime e derivino dal termine “Labrusca” o “Lambrusca”, già noto ad Etruschi e Romani. Diverse sono le citazioni di scrittori latini dove compare tale nome: di Vitis Labrusca parla Virgilio – mantovano di nascita – nella quinta Bucolica, mentre Catone la cita nel De Agri cultura, Varrone nel De Rustica mentre Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia scrive “…la vitis vinifera le cui foglie, come quelle della vite Labrusca, diventano di colore sanguigno prima di cadere…”.
Attraverso i secoli il Lambrusco è arrivato all’epoca di Matilde di Canossa (XI secolo) dove – grazie all’impulso alla viticultura del periodo si nota una sovrapposizione interessante tra i territori che costituiscono il fulcro del potere della Contessa e la zona di coltivazione stabile del Lambrusco: dal Castello di Canossa, attraverso le colline reggiane e modenesi, sino ad arrivare alla riva destra del Po – in territorio mantovano – dove Matilde di Canossa morì.
A metà tra storia e leggenda si colloca l’assedio della Torre Matildica di Sorbara nel 1084 che sembra vedere vittoriosa la Contessa contro le truppe dell’imperatore Arrigo V quando le stesse si misero fuori combattimento da sole a causa della calura che le spinse ad eccedere nel vino prodotto con vite Labrusca. Risalendo i secoli le testimonianze del Lambrusco ci portano attraverso il Rinascimento ad Andrea Bacci, medico del Papa Sisto VI e botanico, che nel 1567 rilevava: “…sui colli sottostanti l’Appennino di fronte a Reggio e Modena si coltivano Lambrusche, uve rosse, che danno vini piccanti, odorosi, spumeggianti per auree bollicine, qualora si versino nei bicchieri” fino ad arrivare nel 1867 a Francesco Agazzotti, descrittore anche dell’aceto balsamico, che propone una prima suddivisione delle tre tipologie prevalenti dei vitigni coltivati: Il Lambrusco della viola o di Sorbara, il Lambrusco Salamino, il Lambrusco dai Graspi Rossi dai quali si ricaveranno tutti i vari tipi di Lambrusco.

A parte le citazioni sopra riportate – e alcuni altri passaggi – non esiste una chiara documentazione storica che ci permetta di conoscere le tappe attraverso cui il Lambrusco è giunto sino a noi; certo è che da vino povero a causa della sua scarsa capacità di invecchiamento – perché manifesta le sue caratteristiche più pregevoli in giovinezza – è diventato un prodotto di qualità esportato in tutto il mondo. Grazie al frizzante tipico, alla freschezza ed al fruttato che lo caratterizzano, il Lambrusco si sposa perfettamente con la tradizione culinaria del territorio diventando elemento caratteristico della famosa cucina emiliana ma non solo: con la sua personalità e la sua versatilità è in grado di accompagnare i piatti più ricercati o anche degustato come aperitivo.


Viti, vitigni e zone di produzione